Il verbo amare, nella sua accezione più completa, indicante l’assenza di condizioni nell’atto di amare per l’appunto, si trova tradotto nella lingua greca col verbo agapao, e si differenzia da altri due verbi tradotti in italiano dal greco: erào – cioè l’amore che nasce dal desiderio, dalla passione, dall’attrazione sotto l’influsso della bellezza e del piacere – e filèo – indicante l’amore nella sua accezione affettiva, e si riferisce al prendersi cura dell’altro attraverso la premura, la sollecitudine e l’ospitalità.
Che cos’è l’amore? Già la traduzione e la derivazione etimologica del termine creano confusione, poi ci si mettono le tradizioni culturali e storiche. Mai termine fu più soggetto a libera interpretazione e distorsione. La parola amore ha riempito e riempie la mente e la bocca di tutti spesso a sproposito. Nell’immaginario collettivo la parola amore è stata associata nel tempo e nella storia ad una quantità di situazioni estremamente differenti: l’attrazione tra uomo e donna, la sessualità, la sensualità, la genitalità, la relazione con la natura, dinamiche affettive differenti per qualità e sostanza, attività benefiche e caritatevoli, slanci di generosità, senso della collettività, senso della giustizia, diritti, ricatti, violenze, legalità, possesso, imposizione, guerra. E poi ideali, filosofie, movimenti, istituzioni, spiritualità.
Amore è diventata una parola fluida, indefinita, un bacino di significati che comprende categorie vastissime e astratte, un termine camaleontico utile a dirottare l’attenzione su cose che con l’amore non centrano nulla, utile a catalizzare le proiezioni mentali e affettive di persone differenti che leggono nella parola “amore” quello che vogliono e che gli fa comodo. Il significato dell’amore è stato spostato dal piano della fisica a quello della metafisica, aprendo le porte alla confusione, all’interpretazione, favorendo il proliferare di opinioni a riguardo, predisponendo il terreno intellettuale alla strutturazione e al consolidamento del pregiudizio nei confronti dell’amore.
Tutta la creatività perpetuata dall’uomo per allargare quelli che le mente percepisce come angusti confini del significato originario della parola amore ha in realtà creato un’unica grande accozzaglia di alternative, che chiamiamo amore e che mortalmente scambiamo per amore ma non lo è nel modo più assoluto: il possesso è la disposizione del cuore dell’uomo che ha deciso di separarsi dalla vita, un battito che batte ad un ritmo alternativo. Il possesso è la sostanza conscia e inconscia del dialogo interiore dell’uomo che ha perso il senso di connessione ed appartenenza al tutto, ingannato ed ingannatosi dopo aver smarrito l’amore per se stesso e la percezione della propria nobiltà creaturale, ignaro di come funziona la vita e di come far funzionare bene la propria, ferito, violato, umiliato e percosso nella propria unicità, danneggiato psichicamente e spiritualmente dai condizionamenti subiti, illuso e poi gettato come spazzatura da coloro che hanno detto di amarlo, usato e abusato dai propri simili, corrotto e disorientato dal sistema di addestramento sociale, impaurito, impoverito, immiserito, svuotato dentro. Il possesso è il prodotto della paura di morire. Il possesso spinge l’uomo ad estorcere energia, succhiare affetto, limitare spazio e libertà, educare alla giustizia e alla legalità, credere nella gerarchia, produrre sottomissione. Il possesso fa leva sulla presunta intoccabilità e indiscutibilità dell’autorità dei legami di sangue. Il possesso muove i primi passi col ricatto e la manipolazione e assume sembianze definite con la violenza e la sopraffazione. Il possesso uccide la vita perché opera per trattenere, per bloccare, per fermare. Il possesso mira a strappare l’altro dalle braccia della vita e vuole farne sua proprietà. Le strategie per fare questo sono infinite, purchè conservino la caratteristica di assumere un aspetto di legalità, di reale interessamento per l’altro, di dissimulato servizio. Il possesso interferisce continuamente nel destino altrui attraverso il senso di colpa al fine di ottenere sempre il contraccambio.
Un cuore che vive di possesso non coglie mai con il valore intrinseco di una realtà, ma si muove esclusivamente in funzione del contraccambio che una determinata realtà può arrecare: legami, amicizia, progetti, iniziative, affetti, cose, case, responsabilità, disponibilità.
Se il possesso è il battito del cuore dell’uomo ingannato, il contraccambio è diventata la linfa che scorre nelle sue vene spirituali e psicologiche, ed esige dall’uomo stesso una totale abnegazione che lo consuma giorno e notte e gli toglie respiro ed energia. Il contraccambio diventa il presupposto di ogni azione, il motore di ogni decisione, il fine di ogni intenzione. Il contraccambio si serve della prospettiva intellettuale che vede la vita come un campo di battaglia e l’universo come una riserva limitata di spazio ed energia. Il contraccambio genera la competizione, la competizione si nutre di manie di controllo, il bisogno di controllare persuade all’esercizio del potere.
Agapao-amore è il termine che esprime l’amore nel modo più onnicomprensivo, essenziale, elevato. Agapao-amore è l’amore di predilezione, l’amore gratuito, l’amore che dona senza limiti, subito, sempre. Agapao-amore è l’atto del creare del nulla della vita, la pasta da cui è plasmato l’universo, l’essenza della bellezza che scaturisce dal centro generatore di ogni cosa, la sostanza di ciò che si muove nel cosmo. Agapao-amore è ciò che tiene assieme tutto in un abbraccio creatore, che tutto dispone, tutto provvede, tutto vivifica. Agapao-amore è la vita che ama in ciò che vive e che vive in ciò che ama.
Agapao-amore è l’amore che ama l’uomo e che l’uomo può amare e può scegliere come orientamento di vita in ogni istante. Agapao-amore non giudica, non accusa, non condanna, non entra in conflitto, non pretende, non forza, non possiede, non si attacca a nulla e a nessuno, non conosce invidia, gelosia, sete di possesso e dominio, successo, prestigio, non persegue interesse e vantaggio, non conosce la vendetta.
Agapao-amore lo conosci/riconosci perché quando lo vivi ti dona gioia vera, gioia fisica, gioia piena al di là e oltre ogni inevitabile difficoltà, gioia che non ammette dubbi, al contrario del possesso che reca uno stato psicofisico di stanchezza cronica, sfiducia, senso di precarietà e infelicità che non ammette dubbi.
Chi serve il possesso è schiavo di tutti. Chi serve Agapao-amore è libero da tutto e da tutti, sa di avere tutto anche senza possedere nulla, sa che non gli mancherà mai nulla.
Chi serve il possesso schiavizza gli altri e li spinge alla dipendenza. Chi serve Agapao-amore è liberante in tutto ciò che dice e fa e accompagna gli altri all’autonomia e all’indipendenza.
Chi serve il possesso sa bene che non può permettersi di sbagliare. Chi serve Agapao-amore può sbagliare cinnquemila volte al giorno e cinquemila volte al giorno si lascia rialzare e rifare nuovo da Agapao-amore.
Chi serve il possesso serve la morte che non muore. Chi serve Agapao-amore serve la vita che non muore. In entrambi i casi è una scelta. La scelta. Scelta che ogni giorno chiede conferme nei fatti e che si tradurrà nel grado di felicità e gioia percepito, che diverrà destino. Destino in questa vita sulla terra in ogni caso e, se ci fosse l’aldilà, destino eterno.
